Ctd della Sicilia rivendicano il diritto al lavoro: choosy o art. 1 della Costituzione

CTD della Sicilia rivendicano il diritto al lavoro in una lettera che sottopongono all’attenzione del Ministro del lavoro e dello sviluppo economico Luigi Di Maio.

CTD, chi era costui? – si domanda il Don Abbondio di turno.
La risposta è: ex lavoratori a tempo determinato che hanno lavorato in Poste Italiane. I numeri di ex dipendenti, specialmente del Meridione d’Italia, sono dell’ordine delle migliaia, come risulta da graduatoria nazionale pubblicata nella sezione del portale politiche attive di Poste Italiane SPA. Quanti hanno lavorato in Sicilia – come spiega meglio il comunicato – lamentano di avere subito una discriminazione rispetto a quanti hanno lavorato in altre regioni dell’Italia, sulla base dell’unico criterio scelto per stilare una graduatoria degli aspiranti al posto fisso: il numero dei mesi lavorati o anzianità di servizio.

Tra gli ex CTD la delusione è tanta, come dimostrano i numerosi commenti sui vari profili social. Sabato 8 giugno 2019 si è riunito un nutrito gruppo di ex dipendenti di poste per mettere a punto la strategia da seguire per avanzare legittime richieste all’azienda.
Il moderatore del gruppo “CTD Poste Italiane Sicilia” scrive a proposito dell’incontro:

“Eravamo circa 25 persone e 20 che ci seguivano tramite la diretta facebook, abbiamo deciso di redigere un documento, in cui verranno inserite e messe in evidenza tutte le criticità che ci riguardano, documento che con l’aiuto di tutti, dovrà essere reso pubblico in maniera tale da sensibilizzare quanta più gente possibile. Deputati ad ogni livello, testate giornalistiche, social… Dobbiamo chiedere che la graduatoria nazionale si trasformerà in una graduatoria a scorrimento e soprattutto nell’immediato ottenere, in virtù del turn-over del 40%, maggiori stabilizzazioni per il secondo step, e per finire, ma non meno importante, stabilizzazioni anche per le province del Meridione.”

A tal proposito la riflessione del direttore responsabile di questa testata giornalistica è la seguente:

“Viviamo in una società liquida dove la certezza di un lavoro cede il passo all’incertezza, alla precarietà, al senso di sospensione.

Se, parafrasando Seneca, non c’è vento favorevole per marinai che non sanno dove andare, Poste Italiane e lo Stato Italiano dovrebbero interrogarsi sulla direzione da intraprendere, anche in riferimento alla legislazione del lavoro vigente.
L’auspicio è che l’Italia, anche con il contributo determinante di aziende importanti come Poste, possa ripartire non soltanto dal punto di vista della riduzione del tasso di disoccupazione, ma anche e soprattutto della fiducia in uno Stato che tuteli i più deboli, quanti ad esempio hanno già versato lacrime e gocce del proprio lavoro per l’azienda, ma non rientrano nel numero delle duemila assunzioni programmate.”

La lettera del comitato CTD Sicilia verrà qui pubblicata integralmente, non appena avremo il via libera definitivo al documento da sottoporre all’attenzione dell’azienda, al governo, agli organi di stampa e alle varie sigle sindacali che gravitano intorno al mondo dei lavoratori postali, con l’auspicio che siano interessati a farsi carico della problematica o ad offrire una sponda alle legittime rivendicazioni di quanti hanno già versato sudore e fatica come dipendenti di una delle principali aziende italiane.

La lettera del comitato viene sottoposta all’attenzione del Ministro del lavoro Luigi Di Maio.

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