Cucina, arte e cultura al 18° Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo

cannoliXVIII Cous Cous Fest, San Vito Lo Capo (Tp).
Al primo impatto con la manifestazione è già chiaro, anche al visitatore più distratto, ciò che si propone: prodotti tipici locali o comunque legati al territorio, che siano dell’Umbria, come i mastri birrai, o di Ferrara dove ha sede l’azienda, sponsor dell’evento, che produce il cous cous insaporito ai diversi gusti.
E’ chiaro anche il ritorno economico o soltanto di immagine per chi espone e partecipa al Cous Cous Fest. La cultura serve l’economia e viceversa.

viminiOgni prodotto umano, anche un piatto tipico di cucina, è espressione di cultura o di una lavorazione, che sia la cesta in vimini realizzata dall’artigiano, abbinata alla promozione del Parco Naturale dello Zingaro, o altri prodotti tipici delle varie aziende agricole che vi partecipano, proponendo confetture, olio o specialità al elisirdigiovinezzaNpistacchio, fino a quelle più propriamente ittiche con la bottarga di tonno.
Tra le tante proposte, anche la curiosa bevanda di Matcha “elisir di giovinezza” e l’oriental tea room, dove sono esposte differenziate varietà di te.

Ringraziamo Vincenzo Cocchiara per le foto di oggi, sabato 26 settembre, che qui pubblichiamo.

Il Cous Cous Fest è il Festival internazionale dell’integrazione culturale che ruota intorno al cous cous, piatto originario del Maghreb, ricco di storia e definito “elemento di sintesi tra culture, simbolo di apertura, di meticciato e di contaminazione”. Dovunque sia approdato il cous cous ha incontrato le caratteristiche territorio: a San Vito Lo Capo, ad esempio, è stato arricchito con il brodo a base di pesce dei pescatori locali. A spiegarcelo il buon Pino, titolare dell’omonimo bar in viale Savoia, il quale ha raccontato la lunga e paziente preparazione della ricetta inventata dalla propria madre per insaporire questa tradizionale pietanza a base di semola di grano. Il figlio Giovanni, intervistato da Carmelo Russo, ha rilevato alcune manchevolezze nell’organizzazione, sottolineando comunque l’importanza indiscussa per il territorio della manifestazione. Anche lui prosegue, sulle orme del padre, l’arte pasticcera, preparando eccellenti cannoli siciliani, il cui valore aggiunto è la scorza. Parola di Carmelo Russo, rimastone deliziato.

Cinque sono gli stand dove è possibile deliziare il palato: la Casa del cous cous dal mondo dedicata alle ricette internazionali (in via Regina Margherita) che propone anche una ricetta di pesce senza glutine, la Casa del cous cous del Mediterraneo che offre un itinerario tra le ricette tipiche del Mare nostrum, la Casa del cous cous trapanese dove protagoniste sono le ricette del territorio trapanese, tra cui anche le busiate. Due sono i punti di degustazione sulla spiaggia: la Casa del cous cous del Maghreb, che propone le ricette tipiche del Nord Africa, e la Casa del cous cous Al Waha con gli arredi arabeggianti e la tipica atmosfera delle dune del deserto (come da foto qui sotto pubblicate).

elianaSul lungomare di San Vito, al PalaBia dove si svolge la gara internazionale di cous cous tra ben dieci diversi paesi all’insegna dell’integrazione, abbiamo assistito, nella serata di venerdì, ad alcuni momenti della diretta televisiva. Natale Lia (direttore generale di SicilConad), rispondendo alla domanda di Eliana Chiavetta, ha racchiuso in poche semplici parole il senso della manifestazione:

La bellezza di questo evento è legata alla capacità di mettere insieme culture diverse, nazioni diverse in un momento di destagionalizzazione dei flussi turistici. Le bellezze culturali e naturalistiche di questo territorio meritano di essere esaltate attraverso eventi che mettono insieme i popoli, che fanno venire voglia di rivivere un attimo l’estate ancora. Questo Festival rappresenta un prolungamento naturale dell’estate, eventi come questi – ha concluso – dovremmo farne a centinaia in tutta Italia”.

eliana2Poi la riflessione degna di nota dell’ottimo presentatore: “Parliamo di Sicilia, da sempre una porta del Mediterraneo; chi entra lascia qualcosa, chi passa entrando con le valigie piene di speranza, alla fine qualche regalo comunque lo fa. Non ci sarebbe stato il cous cous se quella porta fosse rimasta chiusa.
Siamo contenti che si continui ad accogliere con le braccia molto aperte, anche nella più grande sofferenza, ciò è una bella risposta a quelli che le frontiere le vogliono chiudere. Un popolo che si chiude – spiega – resta ottuso, invece un popolo che si apre, si apre verso il futuro. La cucina è il frutto di un’importantissima contaminazione: abbiamo ciò che abbiamo perché infiniti popoli hanno attraversato questa spina dorsale dell’Europa verso l’Africa che è l’Italia. Beddra Sicilia sempre” – ha concluso.

Per cogliere appieno le emozioni trasmesse da questo importante evento, rimandiamo alle due interviste realizzate, la prima con il nostro concittadino Santo Pinelli, incontrato qui per caso, e con due turiste di Roma che forse possono avere meglio la misura e il senso di questa manifestazione, il cui fine è l’incontro tra i popoli e le diverse culture.