From Palermo to America: l’iconografia commerciale degli agrumi di Sicilia

Fama-volat-ditta-Pascal-GiamettaIl mio regno per uno stampino – era il mondo della produzione agrumicola che, a partire dalla fine dell’800, si affacciava oltreoceano, in America, e più tardi sui mercati dell’Europa del Nord. From Palermo to America: l’iconografia commerciale degli agrumi di Sicilia è il titolo del catalogo di una mostra, organizzata due anni fa a Palermo in seguito al ritrovamento, avvenuto negli anni ’80, di una cassa colma di bizzarre carte, finita chissà come al Mercato delle Pulci. La cassa documentava l’esistenza dell’insolito mestiere del traforatore di stampini metallici, svolto dell’artigiano Ignazio Lo Verde. I traforati o stampini, di solito realizzati in ottone, venivano richiesti in particolar modo dagli esportatori di agrumi per imprimere sulle cassette di legno il marchio del produttore.

È l’alba della comunicazione pubblicitaria, utilizzata non soltanto per suggerire al consumatore l’acquisto del prodotto, caricato di valenze simboliche, ma anche per differenziare il singolo produttore di agrumi da tutti gli altri: il regno esclusivo del produttore di agrumi passa attraverso un segno sintetico, il marchio di fabbrica. Il segno però – tiene a precisare Antonino Buttitta, autore di un saggio del’opera – ricade all’interno di un universo simbolico più articolato e complesso, quale è il mito di una bellezza primigenia, di un’isola felice con i suoi “giardini” sempreverdi, nella quale il limone assurge a simbolo del sole, consentendo l’identificazione della Sicilia, e quindi del produttore, con simboli di vita quali il limone o gli agrumi più in generale.

Stampini d’ottone, marchi come “Two crowns” per la prima scelta e “Two asses” per la seconda, pizzi, scacchetti o fazzoletti di carta velina con i quali venivano avvolti i singoli frutti, frinze, addobbi o locandine, insieme a reperti d’altri tempi – raccolti nel libro della mostra, edito da Enzo Sellerio – tutto ciò faceva parte di quell’armamentario simbolico di cui si servivano i produttori d’agrumi per farsi riconoscere sulle piazze dei mercati esteri, dove per vendere grossi quantitativi di merce, esportata a grande distanza, si ricorreva all’asta così descritta in un documento della Pacific Rural Press americana: “Su una piattaforma ci sono il banditore e una mezza dozzina di impiegati, nella stanza 300 acquirenti (…). Ci sono uomini che distribuiscono assegni di 100mila dollari e persone che portano l’intero loro capitale in tasca, obbligate a pagare la frutta prima della consegna. La vendita procede con rapidità fulminante. (…) Entro due giorni dall’arrivo del vapore la frutta generalmente viene scaricata, venduta e portata via”. Di qui la necessità avvertita dagli esportatori di agrumi di affiggere presso i locali degli spedizionieri e nelle sale d’asta ad Amburgo, Londra, New York, etc, le locandine stampate a colori, pensate allo scopo di farsi riconoscere dai potenziali acquirenti come produttori di merce pregiata,

Locandina della ditta Gaetano Diliberto

attraverso l’utilizzo di immagini di forza, amore o fecondità, come il leone e la tigre, Venere, presente nei manifesti di Giuseppe Tempra o di Ignazio Motisi, o la ripresa del tema biblico di Eva che porge il frutto ad Adamo e la reinterpretazione del motivo delle Tre Grazie, raffigurate nelle vesti di contadinotte, marinarette o signorinelle.

I poster recavano anche slogan ad effetto, come ad esempio “Insuperable Quality”, oppure «best quality from top to bottom» (migliore qualità da cima in fondo) per dissipare il sospetto, talvolta non infondato, che nelle casse, sotto i primi strati di frutto, si celasse merce di qualità inferiore. I limoni dello strato superiore, i cosiddetti «mustri», venivano avvolti non nella normale carta velina bianca, ma colorata e stampata con le marche dell’esportatore.

Indian Beauty – ditta Giambanco Brothers

Gli ideatori delle locandine pubblicitarie ritraevano a volte personaggi familiari alla cultura del paese d’importazione, quando non tentavano persino un’inedita rielaborazione di fonti eterogenee dagli esiti un po’ più complessi. Brunilde e Sigfrido erano pensati per il mercato tedesco, così come Guglielmo Tell per quello svizzero e San Giorgio per l’Inghilterra; invece, le locandine che raffiguravano la Statua della Libertà, lo Zio Sam, George Washington e persino una giovane, avvenente pellerossa seminuda con copricapo piumato, languidamente seduta su una cassetta di agrumi, erano destinate al mercato statunitense, che era il più importante sbocco commerciale a partire dall’800, quando le prime casse di agrumi viaggiavano sui velieri. A Palermo, i Florio e i Tagliavia si impegnarono nel settore delle esportazioni, e proprio Tagliavia utilizzò per la prima volta il piroscafo per spedire oltreoceano un carico di agrumi.

Emblematica del montaggio inedito delle fonti è la locandina “From Palermo to America” della ditta dei Fratelli Lo Cicero: lo Zio Sam ha la fisionomia e la corporatura ossuta e dinoccolata di Abraham Lincoln che compie il balzo da gigante, ad imitazione della lunghissima falcata che un’illustrazione satirica del tempo attribuì al sedicesimo presidente degli U.S.A. in occasione della vittoriosa campagna elettorale del 1860. Il passo lunghissimo dello Zio Sam, vestito a stelle e striscie, unisce i luoghi simboli delle due città di Palermo e New York, vale a dire il Monte Pellegrino e il Flatiron Building, colmando idealmente la distanza oceanica, al pari del presidente Lincoln capace di superare distanze di ogni genere e di abbattere barriere e steccati. Meno intuitivo invece il significato del bastone da passeggio impugnato al contrario come una mazza da golf, ma soprattutto contraria alla logica commerciale – secondo Sergio Troisi, autore del saggio in questione – è l’idea che sia proprio la personificazione patriottica degli Stati Uniti a muovere il passo che scavalca l’oceano, partendo da Palermo per riportarne un ramo carico di limoni come souvenir.

Tutte le foto sono di proprietà dell’editore Enzo Sellerio.  Si ringrazia la Casa Editrice per le foto che abbiamo ripreso dal testo From Palermo to America:l’iconografia commerciale dei limoni di Sicilia.

Davide Cufalo

Davide Cufalo

Direttore responsabile di SicaniaNews, scrive anche per il Giornale di Sicilia. Ha collaborato in passato con Momenti, Novantadue016, AgrigentoNotizie, Agrigentoweb e Palermo24h. Visita il suo Blog.

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