Il Montaggio analogico da Ejzenstejn a Kubrick in “2001 Odissea nello Spazio”

Ci sono problemi per i quali esistono soluzioni bell’e pronte, già collaudate con successo, mentre ve ne sono altri per la cui soluzione occorre un maggiore sforzo creativo. I resoconti aneddotici di personaggi creativi suggeriscono che la base della soluzione dei problemi non familiari sia la capacità di costruire analogie profonde. Il pensiero analogico è molto spesso gravido di conseguenze per le sorti dell’umanità: se ben sfruttato, può suggerire alla scienza come alla tecnica direzioni di sviluppo inedite. Valga da solo l’esempio di Rutherford, il quale, nella sua prima formulazione teorica sulla struttura dell’atomo, ha usato l’analogia con il sistema solare: egli ha immaginato che gli elettroni ruotano intorno al nucleo nello stesso modo in cui i pianeti orbitano intorno al sole.

Il pensiero analogico non è altro che il risultato di un processo che trasferisce la struttura concettuale di un insieme di idee (il sistema solare) su un altro insieme di idee (l’atomo). Dunque, la contrapposizione tra due insiemi di idee molto diverse è la chiave dell’essere creativi tanto nella scienza quanto nell’arte visiva. Una valida applicazione del pensiero analogico si ha nel cinema, in particolar modo con la tecnica del montaggio “connotativo”.

pavone
L’orologio meccanico del pavone è conservato al Museo dell’Ermitage. L’orologio fu fabbricato a Londra nel 1777 da James Cox, esperto orologiaio e gioielliere inglese, su richiesta di Grigorij Aleksandrovic Potëmkin, allora favorito della zarina Caterina II.

scenedaOttobreQuesto tipo di montaggio delle scene di un film, teorizzato dal regista russo Ejzenstejn, si caratterizza per creare un conflitto tra due inquadrature che si trovano l’una accanto all’altra. L’unire B ad A può far sì che A venga interpretata dallo spettatore in modo inatteso, esattamente come nel film Ottobre (1927) di Ejzenstejn, link29dove l’inquadratura di un pavone meccanico (B), subito dopo la visione di Kerenskij (A), sta a significare il pavoneggiarsi del personaggio e la sua tensione nervosa di fronte alla conquista del potere. Per sottolineare il nervosismo di Kerenskij, poco prima del suo ingresso nella sala del trono degli zar, il regista si affida al montaggio: così, vediamo del personaggio, prima la sua mano sinistra dietro la schiena che stringe un guanto di pelle, poi, sempre in primo piano, i suoi eleganti stivali che si muovono avanti e indietro (cfr. “Manuale del film” di Rondolino e Tomasi). Kerenskij si accinge a varcare la soglia che lo separa dal potere agognato?
Un momento! Ecco comparire il famoso pavone meccanico che aprirà la coda, ruotando su se stesso, proprio nel momento in cui Kerenskij entrerà nella fatidica sala.

Il monolitepavone, è bene precisarlo, non fa parte dell’ambiente in cui si svolge l’azione, proprio come l’enigmatico monolite nero, visto dal basso, con la luna ed una porzione di sole a far capolino sopra, nella formidabile sequenza del film 2001: Odissea nello spazio, che descrive il momento fondante della specie umana. Siamo in un’epoca preistorica con la terra abitata da soli animali, tra cui delle scimmie antropoidi presunte antenate dell’uomo. Il problema principale è quello della sopravvivenza, in un ambiente ostile.

2001-apeUna scimmia si mette a rovistare fra le ossa di uno scheletro animale, d’un tratto solleva la testa come se stesse iniziando a rendersi conto di qualcosa. A questo punto, compare il monolite, poi di nuovo la scimmia che sembra voler continuare il suo misterioso ragionamento, mentre si levano le note del Così parlò Zarathustra di Richard Strauss. Ecco che il nostro progenitore ha già afferrato un osso di grosse dimensioni e comincia, come per gioco, a colpire senza particolare forza le ossa rimaste a terra. E’ come se una lampadina si stia lentamente accendendo nella mente della scimmia2scimmia, finché vediamo, al ralenti, la zampa dell’animale sollevata e riabbassata con inaudita ferocia: un gesto, questo, di violenza e sopraffazione con il quale la specie umana riuscirà ad avere il sopravvento sulle altre specie animali. E che nella mente del nostro progenitore si sia innescato un ragionamento di tipo analogico risulta evidente dalle altre inquadrature, in cui l’uomo-scimmia vede una fondamentale applicazione della sua scoperta: due animali che stramazzano al suolo sotto i colpi della nuova arma. Essi, insieme all’immagine del monolite nero, non sono altro che spazi mentali dello stesso “protagonista”, una scimmia antropoide geniale quanto Rutherford. Da un semplice osso un lento ma inesorabile processo di evoluzione.

scimmieMonoliteChe significato assume allora il monolite nero nell’ambito dell’evoluzione umana? Esso incarna l’elemento spirituale che, manifestatosi per la prima volta ad un gruppo di scimmioni, li ha resi coscienti dell’esistenza di un oltre, di qualcosa che sfugge alla nostra capacità di comprensione. E’ l’inizio di un processo di superamento del limite che porterà dalla scimmia all’uomo, e dall’uomo a qualcosa di ancor superiore. Il tutto secondo la volontà imperscrutabile di una forza extraterrestre responsabile nell’avere attizzato una volta, nella mente di una scimmia, la scintilla del ragionamento creativo.

La genialità di Kubrick in 2001 Odissea nello Spazio è spiegare l’evoluzione della specie umana in termini cognitivi: la scimmia antropoide affronta i problemi di sopravvivenza compiendo vertiginosi balzi in avanti, in ordine al migliore adattamento uomo-ambiente, con l’ausilio del pensiero figurativo. Eppure l’Insight, o illuminazione improvvisa, da sola non basta, è l’elemento soprannaturale la chiave di volta del guizzo in avanti dell’umanità. La ragione pare illuminata da ciò che non si comprende, da un’intelligenza di ordine superiore.

Davide Cufalo

Davide Cufalo

Direttore responsabile di SicaniaNews, scrive anche per il Giornale di Sicilia. Ha collaborato in passato con Momenti, Novantadue016, AgrigentoNotizie, Agrigentoweb e Palermo24h. Visita il suo Blog.

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